7 novembre 2008

Venezia – Istanbul in bicicletta



Venezia – Istanbul in bicicletta

Partire! v. intr. [aus. essere]
1 allontanarsi da un luogo per recarsi in un altro, spec. per un periodo piuttosto lungo e percorrendo distanze notevoli; iniziare il viaggio, il...
(Vocabolario Garzanti)

La parte che più mi piace di questa definizione sono i tre punti finali. Da piccolo univo i punti numerati con la curiosità che prendeva forma fino a realizzare una forma un animale un gesto. Ora quei punti che ancora inseguo tracciano uno dei più bei disegni che la vita mi possa offrire. Ogni punto un incontro un arrivo una partenza.
Ripensare a dei punti….
Il dodicesimo giorno di marzo del settimo anno di questo millennio son partito. Ancora una volta ho chiuso la porta di casa e con un sorriso ho iniziato un improvviso e vagabondo episodio.
Ora cercherò di raccontarvelo. Per iniziare devo fare una breve considerazione sulle scelte che ci troviamo quotidianamente davanti. Spesso basta veramente poco ed il risultato proviene principalmente dalle nostre azioni. Sciolgo la corda e parto anche stavolta con un bagaglio da riempire porto dopo porto. Mi accompagneranno i ricordi di un libro letto da qualche anno su di un viaggio da Trieste ad Istanbul in bici che a mia insaputa probabilmente si deve essere nascosto sottopelle pronto ad uscire nel momento più inaspettato. Il solito assetto da cicloturismo come lo è stato due anni fa nel viaggio verso Occidente fino a Finis Terrae. Una fidata mountain-bike con gomme da strada due borse laterali, e un borsello anteriore per le cose da avere sempre a portata di mano e per ultimo il biglietto aereo di ritorno acquistato tre giorni prima della partenza. Ecco, forse posso considerare questo momento come atto consapevole e certo su ciò che avrei provato a fare. E’ chiaro l’imprevisto può sempre capitare ma a volte fermarsi cadere superare un ostacolo e poi ripartire rende invincibili come quel glorioso Chisciotte che si mette per strada e diventa parte in causa.
Una partenza con poche informazioni sulle cinque nazioni che avrei attraversato. Tanto avrei avuto tutto il tempo di approfondirle al mio ritorno. Una guida Lonely Planet dei Balcani Occidentali che mi ha aiutato soprattutto nell’arduo compito di farmi capire quando dovevo ordinare una pivo (birra) o quando dovevo decifrare qualche parola in cirillico. E alcuni luoghi comuni e timori sulle persone che avrei conosciuto dimenticati volutamente a casa.

Giornata ideale per partire, l’aria è fresca il sole si alza e io uscendo dal cancello devo posare per quel fotografo di mio padre che prima di affondare il dito nel bottone di scatto conta uno,due,tre,quattro,viaaaaa.Primi colpi di pedale e sono sulla strada che mi porta verso Mestre Portogruaro Latisana Monfalcone Aurisina Unica sosta dopo Cervignano all’Osteria del Turista dove entrando e chiedendo un panino provoco la risata di due bevitori da banco che alla fine riesco a stupire pronunciando la mia meta. Offro da bere e me ne vado controvento e contro forse qualche altro bicchiere che mi avrebbe accolto se fossi rimasto a terminare il giro “di ombre”.
Arrivato in pieno carso a Villa Opicina il tram n° 405 della tranvia a scartamento metrico Trieste-Villa Opicina mi sorpassa dall’altra parte della strada per arrivare nel piccolo centro abitato dove mi fermerò promettendomi di ritornarci magari con il tram.
I giorni successivi prevedono due frontiere la prima a Fernetti-Sezana mi introduce nel già conosciuto paesaggio carsico, dove la strada è piacevole e a tratti ondulata. Supero la località turistica di Postumia famosa per le grotte e dirigo verso la valle del Krka verde e limpida come il fiume da cui prende il nome mantenendomi sempre a sud di Ljubliana. Tappa a Novo Mesto (affittacamere Ravbar prezzi speciali per i ciclisti).
La seconda frontiera nei pressi di Bregana su di una strada provinciale fino a qualche anno fa aperta soltanto ai residenti e ora per mia fortura aperta a tutti. Qui per l’attraversamento della periferia di Zagabria mi troverò costretto a chiedere numerose volte indicazioni, alla gente sempre disponibile, per raggiungere Botinec V.Gorica e il fiume Sava.
Immerso in un paesaggio contadino di estrema bellezza raggiungo l’argine della Sava affluente del Danubio che mi seguirà verso Oriente fino a Belgrado. Nei pressi di Bukevje attraverso il grande fiume su di una chiatta che traghetta uomini e veicoli da una sponda all’altra con la sola forza della corrente. Un Caronte mi chiede un obolo di tre Kune per trasportare un anima più che viva dall’altra parte. Non sorride e fuma appoggiato al timone che comanda la chiatta. In un italiano gesticolato faccio capire di essere contento per la splendida giornata. Lui alza le spalle e continua a fumare. Nessuna espressione nel suo viso. Continuerà a viaggiare da una sponda all’altra in compagnia di fuggevoli figure . Lo saluto alzando una mano e mi dirigo ora senza più problemi di orientamento verso la strada che coccola il fiume fino a Topoljie e Ivanic Grad.
Dopo una notte trascorsa al sesto piano nell’unico hotel del paese mi immergo in un paesaggio contadino che mi seguirà per molti altri giorni. Fila interminabili di case lungo la strada rendono perfettamente l’idea di una civiltà agraria che continua a raccogliere i preziosi frutti della terra. Accanto all’ingresso di casa sacchi di patate e carote vengono messi in vendita per cercare di mettere insieme qualche soldo in più. Kutina Novska Medari. E’ in quest’ ultima cittadina della Slavonia che inizio a notare i primi segni di un orrenda guerra non molto lontana dalla nostra memoria.
Slavonski Brod a pochi km dal confine Bosniaco mi sfugge con la sua importante fortezza del XVII secolo a forma di stella costruita come difesa dall’antico confine dell’impero turco per mano degli austriaci.
Continuerà fino a Vukovar il mio viaggiare tra le case della Slavonia. Incontrerò con sorpresa un capitello dedicato ad un Santo patrono anche dei viaggiatori San Antonio. Qui mi fermo qualche minuto e mi accorgo di attirare gli sguardi di un paio di signore vestite di nero sull’uscio di una porta. Chissà cosa mai potranno aver pensato vedendomi li davanti al loro santo. Riparto chiudo gli occhi e quando li riapro vedo uno spazzacamino in bicicletta lungo il muro di una casa forse intento a contrattare il compenso del suo lavoro. Non riesco a fermarmi e ad estrarre la macchina fotografica. Rimango voltato incuriosito rallento per notare la figura nera e il suo riccio l’attrezzo di lame di ferro a raggiera usato per raspare le canne fumarie che tiene fissato al tubo orizzontale della bici. Mentre scrivo avverto il rammarico di non incontrarlo nelle mie foto.
Il Danubio e le sue sponde dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco mi accolgono a Vukovar città portuale che sorge sull’argine croato e che lentamente cerca di eliminare quei ripugnanti segni della recente guerra. L’altro in terra Serba mi aspetterà l’indomani dopo il passaggio della frontiera a Backa Palanka. Altro segno evidente di confine. Il poliziotto serbo senza sorriso a cui consegno il passaporto segna i veicoli su di un foglio bianco come il carcerato conta i giorni di cella sbarrando con un rigo ogni gruppo di cinque. Sfoglia tutte le pagine più di una volta e si ferma sul visto dell’India, bisbiglia qualcosa ad un altro poliziotto e poi dopo aver timbrato con forza l’ingresso mi fa cenno di andare. Un freddo benvenuto mia cara Serbia.
Pochi km su di un asfalto che cambia in continuazione. Mi fermo in un edicola per acquistare la cartina stradale serba e cambiare qualche soldo nel vicino ufficio di cambio. Ora punto verso la graziosa Novi Sad capoluogo della Vojvodina situata lungo il fiume Danubio ai piedi della fortezza di Petrovaradin che domina il paese e dove ogni anno si svolge EXIT l’evento musicale più importante dell’Europa dell’Est, capace di abbattere radicalismi serbi e far incontrare con la forza della musica correnti politiche opposte. L’unico vero cambiamento per i giovani di Novi Sad .
Campi poche strade che li attraversano e nubi che sovrastano il prezioso terreno. Valori naturali che rappresentano la Vojvodina. Ormai mi trovo molto vicino a Belgrado ma come nel caso di Zagabria mi limito a vederne la periferia e faccio rotta a nord verso Pancevo Kovin e Smederevo dove saluterò il grande fiume che trasporta persone merci e idee. Qui dopo aver elemosinato a più persone informazioni sulla sistemazione per la notte mi avvicino in un motel ad alcuni km dal paese dove un uomo mi fa cenno alzando una spalla e abbassando la testa che posso fermarmi ma la bici va in un magazzino tra uova e casse di birra. Cerco di insistere per portarla in camera ma non c’è verso. Un posto abbastanza squallido senza lenzuola con l’immancabile moquette ma che per riposare vale quanto un cinque stelle.
Scorro verso Sud percorrendo la valle della Morava ne seguo il corso d’acqua e l’E-75 arteria principale per Grecia e Bulgaria.
Nei pressi di Cuprija vengo fermato dal gesticolare di una persona a lato strada che mi chiede (in italiano) sentendo il mio saluto (italiano), la mia provenienza. Faccio così amicizia con Ivan camionista Bulgaro in pensione con moglie e figlia sposata a Cesena. Di ritorno dall’Italia chiacchieriamo della strada percorsa più o meno la stessa e quella ancora che ci manca. Si complimenta per il colore della bici e delle borse, mi dice che sono ok perché i camionisti mi avrebbero facilmente visto da molto lontano. Ha molti amici italiani e il suo lavoro di corriere e procacciatore di badanti e braccianti nei campi viene apprezzato. Dopo avermi mostrato permesso di soggiorno di tutta la famiglia mi chiede di fargli compagnia nello scassato volkswagen. Ringrazio ma faccio capire che la passione per la bici è più forte. Dopo poco mi supererà strombazzando e zigzagando sull’asfalto.
L’avvicinamento alle montagne che mi accompagneranno al confine Bulgaro passa per Parancin Aleksinac, Nis Pirot. Mi trovo nel cuore dei Balcani e Nis è l’antica porta verso oriente. Il viale che attraverso per uscirne è un insieme di chioschi rosticcerie e locali dove la gente consuma un pasto. I profumi e gli aromi di cibo che avverto nell’aria mi saziano e dopo Romani Turchi Bulgari anch’io abbandono questo incrocio nevralgico da sempre miscuglio di razze e di sensazioni.
La Nisava nei secoli ha creato un orrido che mi risucchia e rende instabile il mio pedalare. Forti raffiche di vento non smetteranno fino a Pirot dove raggiungerò l’ultimo albergo in puro stile filosovietico di dieci piani e forse più di trent’anni con ascensore rotto moquette anche per le scale graziosa vista sull’intera cittadina e guardiano notturno con giacca di pelle nera.
Sistemo i bagagli come ogni sera in camera ed esco. Prendo confidenza con la piazza acquisto pane banane per il giorno successivo e poi mi butto nella prima taverna dove ho sempre svuotato con vorace appetito carne insalate e zuppe che di norma ho trovato in tutta la serbia.
Bulgaria, ci siamo quasi, attraverso la frontiera su minuscoli getti di acqua e disinfettante che bagnano le mie ruote ringrazio la gentile poliziotta serba tanto carina da non volersi far fotografare e scorgo il primo cartello che mi avvicina ad Istanbul. E’ la prima volta che vedo scritta la destinazione del mio viaggio. Mancano 615km e come non mai mi sento forte e sicuro.
Mi avvicino in fretta a Sofia lungo un territorio ondulato e bagnato. Una leggera pioggia e alcuni cani che mi inseguono gli unici piccoli imprevisti del giorno. Dopo aver trovato un piccolo alberghetto in un complesso residenziale popolare a quindici minuti dal centro e aver preso una piantina della città mi metto in marcia verso la città. So di non riuscire a vedere molto in una serata ma sicuramente quanto basta per avvertirne la modernità e la forza cristiana ortodossa della Cattedrale Alexandar Nevsk con le icone e le centinaia di candeline accese che creano una suggestiva atmosfera di fede. Il giorno dopo l’inevitabile difficoltà di una bici nell’abbandonare un’ aggrovigliata tela di strade e incroci viene protetta dalle parole dell’uomo che vende colbacchi incontrato nella piazza antistante la cattedrale che parlando italiano mi ricorda che la preghiera mi aiuterà lungo il cammino. Raggiungo così sotto una leggera pioggerellina l’abitato di Plovdiv lungo la E80 dove un gentile signore in bici mi indica un posto economico dove dormire.
Anche qui in Bulgaria ho incontrato sempre gente ospitale e spontanea attaccata alla terra e alle tradizioni. Forse è anche da questo che avverto di più la vicinanza con Istanbul nel mio immaginario, un intreccio di persone e di rumore.
Superata Dimitrovgrad arrivo percorrendo una strada tra continui saliscendi ad Harmanli. Il paesaggio si riveste di verdi pascoli e di terreni pronti per la semina. L’hotel nel più alto palazzo in stile totalitario sovietico della città è diviso in tre alberghi. Si tre reception in una hall. La scelta del primo a sinistra avviene d’istinto e soltanto dopo cena chiacchierando con il guardiano notturno di nome Daniel noterò questa curiosa particolarità. Superata Svilengrad entro nella zona di frontiera, l’ultima che attraverserò in bicicletta e anche la più antipatica e farraginosa. Più di mezz’ora per attraversare un’infinità di barriere doganali la respinta e la ricerca del visto e poi ancora la coda come se fossi un veicolo motorizzato. Fortunatamente decidono di non perquisirmi il bagaglio e dopo un’ occhiata insignificante del poliziotto baffuto e tarchiato al mio mezzo e alle borse mi lasciano finalmente proseguire.
Edirne una Istanbul in miniatura. I Bazar le moschee i minareti che si stagliano verso il cielo gli imbonitori che cercano la mia attenzione e nel caso delle paste sfoglie al formaggio ci riescono facilmente. Persone che si perdono nel tempo. Ormai sono vicino e la strada attraversa un paesaggio che si ripete lungo Babaeski Luleburgaz Corlu. Il colpo d’occhio avviene nei pressi di Silivri dove mi accorgo di essere molto vicino al Mar di Marmara. Vorrei dedicare più tempo ad un incontro così speciale ma mi trovo ormai in una caotica tangenziale che come un vortice mi spinge tra il traffico di Istanbul. Smog frastuoni rumori rendono le uscite tutte uguali e solo i minareti sembrano riuscire ad evadere spingendosi verso l’alto. Quale prendere? Mi fermo ad una fermata di autobus assediata da giovani studenti. Riesco chiedendo a prendere l’uscita Topkapi e con suggestione mi spingo verso il Corno d’oro, vero centro storico dell’antica Costantinopoli. Straordinaria emozione nell’arrivare di fronte alla Moschea Blu scorgere alle spalle Santa Sofia scendere fino a Eminonu ammirare le acque blu del Bosforo le sponde asiatiche su cui sorge Scutari e seguire il volo dei gabbiani bianchi come i sogni di una persona che ama andare incontro alle cose.
E mentre attendo la sera nel traghetto sul Bosforo e un vento freddo spinge verso Istanbul una moltitudine di palazzi e navi illuminate come pietre preziose avvolgono di fascino questa città tra Europa e Asia. Nei tre giorni successivi mi perderò volutamente tra i dedali di questa città cercando di ricordare gli spazi immensi e silenziosi delle numerose moschee il pittoresco mercato di Kapalicarsi la torre genovese di Galata che offre un impareggiabile vista sul Corno d’oro la curiosa Cisterna sotterranea della Basilica l’antica chiesa ora museo di Santa Sofia il palazzo Topkapi l’Istanbul Modern museum e la stazione punto di arrivo del famoso Orient – Express.
Prima di partire dall’aeroporto Ataturk mi procuro lo scatolone in un curioso negozio di bici situato nel sottopasso di una strada in centro città. Con semplici gesti scompongo il mio fedele ronzinante e già inizio a ripercorrere la distanza attraversata assieme, prima di spiccare ancora una volta il volo verso casa.

Il viaggio non è mai finito se i ricordi sopravvivono
Sebastiano

12 Marzo Italia Maerne(Ve) – Villa Opicina 163
13 Marzo Italia – Slovenia Villa Opicina – Novo Mesto 181
14 Marzo Slovenia – Croazia Novo Mesto – Ivanic Grad 138
15 Marzo Croazia Ivanic Grad – Slavonski Brod 163
16 Marzo Croazia Slavonski Brod – Vukovar 95
17 Marzo Croazia – Serbia Vukovar – Novi Sad 87
18 Marzo Serbia Novi Sad – Smederevo 165
19 Marzo Serbia Smederevo – Parancin 107
20 Marzo Serbia Parancin – Pirot 160
21 Marzo Serbia – Bulgaria Pirot – Sofia 85
22 Marzo Bulgaria Sofia – Plovdin 147
23 Marzo Bulgaria Plovdin – Harmanli 114
24 Marzo Bulgaria – Turchia Harmanli – Edirne 67
25 Marzo Turchia Edirne – Corlu 132
26 Marzo Turchia Corlu – Istanbul 121

Km totali dal mio giardino di casa 1925
Istanbul (Litfiba)
Ringrazio il signore
Padrone dell' Universo
Misericordioso e compassionevole
Onnipotente
Nel giorno del giudizio
A te Rivolgiamo la nostra preghiera
E a te chiediamo l' aiuto
Indicaci la strada giusta
La strada giusta '
Ho viaggiato nel freddo
Faccia a faccia con la mia
Ombra che si gettava
Nel bianco velo del tempo
Istanbul Istanbul
Ho viaggiato nel freddo
Senza volto senza eta`
Pilotando un
Corpo senza guida a Istanbul,
Istanbul
Istanbul baluardo sacro per
L' incrocio delle razze degli uomini bruciera`
L' ho cercato nel freddo
Se ne stava solo la`
Il mio volto nel fango di Istanbul,
Istanbul Istanbul baluardo sacro per
L' incrocio delle razze degli uomini bruciera`
Istanbul, Istanbul
Forze oscure in Istanbul
Istanbul, Istanbul
Forze oscure in Istanbul
Istanbul, Istanbul

2 commenti:

Marco Moretti ha detto...

Ben fatta Sebastiano,
vediamo se quest'anno riesco ad emularti.

Sebastiano biciconducimi ha detto...

Grazie Marco buon viaggio e fai tante foto!!!