13 dicembre 2012

live and learn in the Iditarod trail

Favaro Sebastiano 2011

"This year is sure a game changer. Mother nature threw a curveball in the race early making travel difficult for walkers and bikers. It has been 11 years since runners took the lead in this race on this early part of the course. " 
Khaty Merchant 2012


Non spingero' mai la bici fino a McGrath pensavo mentre uscivo da Knick Lake.
Sono bastati due soli km e il pensiero era gia' contro di me. L'arco di legno a Nome si allontanava come l'orizzonte.
Questa mia terza edizione dell'Iditarod Trail Invitational 2012 non poteva iniziare in modo peggiore e il fatto gia' di esternare questo mio fragile pensiero ad Ausilia mi rendeva incapace di difendermi.
Nevicava la temperatura era vicina allo zero il cielo coperto. Circa 90km davanti a noi per raggiungere Yetna Station il primo Check Point dove ritrovare il calore di un pasto caldo e qualche sicurezza in piu'.
A Flathorn Lake gia' avevo le idee piu' chiare la mia meta Nome per il momento andava cancellata..Mi pre-occupava e mi riempiva troppo la mente e in certi momenti e' essenziale avere ben chiaro solo cio' che serve. 
Pensare a 1800km e pensare ai primi 90km non e' la stessa cosa.
Avevo ripreso in mano questa mia certezza, mi sentivo immediatamente piu' forte anche se sapevo che la preparazione i sacrifici per un appuntamento cosi' importante si stavano allontanando solo per colpa di un anno sfortunato.
La componente fortuna non va trascurata e non si puo' preparare ne tantomeno prevedere. Per "fortuna" che la troppa arroganza viene sempre stemperata da Madre Natura.
Un passo dopo l'altro paragoni infiniti con le due edizioni precedenti 2010 e 2011 che se messe a confronto spaventano da quanto diverse e relativamente semplici e un rammarico per non aver tentato Nome gia' nel 2011.Sarebbe stato l'anno buono insieme al 2010.
Dubbi, e domande senza capo ne coda .
Noi siamo Noi avanziamo. Molti biker e podisti si arrendono e scelgono di non rischiare. Alla fine a McGrath saremo 18 su 48 il peggior rapporto tra partenti e arrivati di sempre.
Peter Basinger vincitore per ben 6 edizioni è il primo biker arrivato a McGrath ed ha impiegato esattamente  il doppio rispetto al 2011. Questa la dice lunga sulle condizioni della pista. L'iditarod national historic trail. Nessuna strada solo una linea marcata da paletti di legno e fettucce arancioni in balia del vento che di anno in anno puo' variare in base alle condizioni del ghiaccio che riveste laghi e fiumi.
Nessun concorrente dei 7 sui 18 arrivati a McGrath ha deciso di proseguire per Nome..
Tra questi io che non ho esitato sapendo che anche Tim Hewitt gia' 6 volte finisher a Nome aveva rinunciato all'idea di proseguire con le condizioni del trail cosi' impegnative.
Nessuno vietava di continuare ma spingere il mezzo meno congeniale per l'ambiente Alaska sarebbe stata non una pazzia ma un imprudenza. Sincerita' fino in fondo considerando il mio obiettivo iniziale io quest'anno risulto un ritirato al traguardo intermedio di McGrath mentre Ausilia l'unica donna arrivata in bici. E fino al 2010 gli organizzatori riportavano anche nella classifica la dicitura di scratched ogni qualvolta l'obiettivo non fosse portato a termine.
Onesta' nel trail e onesta' con se stessi. Sapere fino a dove si puo' arrivare senza rischiare la vita  inutilmente non e' mai un ritiro.
Ma torniamo sulla pista per dire che i pensieri accompagnano riscaldano e riempiono il tempo. Sono loro che fan sentire la fatica, sono loro che mi aiutavano a ricordare quanta fortuna avessi ad essere dov'ero con la persona che piu' amo sono loro che mi ricordavano che non mancava molto al prossimo CheckPoint e comunque di non smettere di mangiare e di continuare a bere. Con questi miei piccoli pensieri e una grande determinazione ho superato con Ausilia nei primi due giorni un bivacco nei pressi di Flathorn Lake sotto una fitta nevicata la prima notte, il Susitna river la confluenza dello Yetna e una seconda notte nel lodge Luce's dove troviamo tutti i partenti della gara che riposano nonostante manchino solo 10km al CP1.
Un passo dopo l'altro spingendo una bici carica di quasi 30kg. Il benessere che diventa fuorviante mentre il pensiero mi ricorda che sulla neve gli sci scivolano mentre la bici molto spesso no. Sarebbe molto meglio a piedi trainando una slitta o addirittura con gli sci. Ma avere 36 anni e molte domande a cui non saper ancora la risposta mi contraddistingue.
Chissa' se riusciremo a pedalare sulle interminabili anse dello Yetna river?
Presto la domanda lascia spazio alla risposta, negativa, la pesante bici va ancora spinta. La neve fresca e il trail carico e poco battuto dalle motoslitte che di solito attraversano queste zone rende tutto piu' difficile anche per i runners che si trovano a spingere la loro slitta con non poca fatica.
Ripartiamo dopo aver mangiato e asciugato le ossa inumidite vicino alla stufa che sputa anche fin troppo calore. Il cielo chiama neve ma noi stiamo bene firmiamo il foglio di uscita salutiamo Rich il checker e diamo un bacio al cagnolone che dorme stanco nel tappeto sotto al bancone e poi via verso il soffice letto del fiume.
Il tratto fino a Skwetna di 53 km ci rincuora. Dobbiamo spingere solo per 35km prima di arrivare da Cindy che con il marito abita sulla riva del fiume. Vivono di caccia di pesca affittando d'estate alcune cabin a pescatori che arrivano li per pescare e sentire lo scorrere del grande fiume. La loro casa orientata ad est diventa un ristoro non ufficiale pronto a donare conforto caffe' e biscotti a chiunque decida di fermarsi a salutarli . Quest'anno tutti si fermeranno da "mamma" Cindy..Una foto e una dedica per un incontro cosi' sincero basta per ridarci forza anche quando scopriamo che alle 4 del mattino dopo un paio d'ore di riposo nevica e il trail si fa ancor piu' soffice cancellando le tracce di Jeff Oatley e della fidanzata Heather Best partiti poche ore prima.
Altri 16km di spinta e raggiungiamo il CP2 Skwetna rifugio moderno dove riposare qualche ora ma solo su di un divano e mangiare abbondantemente prima delle Shell Hill che ci apriranno la porta per la sezione piu' difficile e intrigante dell'intera gara..
Stiamo bene abbiamo particolarmente fame in quanto i primi due giorni abbiamo centellinato le calorie per il protrarsi del tempo lungo il trail..Ma sia io che Ausi siamo bravi a non dimenticarcene e divoriamo un abbondante pasto da rifugio.Breve considerazione con il massimo del rispetto sui molti ritiri che non puo' però che farci bene. Noi ci siamo ancora e forti del nostro progredire ripetiamo quei gesti che donano conforto..
Sono le 2 p.m. il cielo e' limpido e io penso avvicinandomi alle montagne che le cose si mettono bene. Ausilia ha saputo di essere l'unica donna biker rimasta in gara e un sorriso tipico di una donna Ariete traspare nella distesa bianca di avvicinamento alle colline.
Incontriamo Russel che dai deserti Australiani con la sua fat bike cerca di sistemare il mozzo posteriore che stavolta non ha sabbia ma gira a vuoto. Cerco di fargli capire che l'anno passato anche la ruota libera di Ausilia a Rohn aveva dato segni di cedimento simili ma e' bastato tornare indietro per 5km rientrare nella tenda di Rohn e riscaldare accanto alla stufa la parte della ruota libera per riprendere il normale funzionamento. Mi ricordo ancora le parole di Ausilia "ah bhe io a costo di arrivare a piedi a McGrath ma di certo non mi ritiro"
Provera' a seguire il mio suggerimento accendendo un fuoco nel trail ma non bastera'. Sara' costretto al ritiro..Si inizia a salire la pista entra in opache radure di betulle e abeti carichi di neve e la poca luce fioca del tramonto fa sembrare personaggi del bosco li che ci aspettano gli enormi cumuli di neve abbarbicati nei rami.
Arriva la notte e arrivano le stelle il cielo nero pece e l'aria frizzante delle montagne ci piace e ancora una volta arriviamo stanchi alle 23 da Zoe' signora che gestisce un lodge in riva a Shell Lake.
Pancackes bacon e uova e alle nove siamo gia' sulla pista in salita che lentamente consente di arrivare a Finger lake tra sinuose curve nel bosco intervallate da radure simili a palcoscenici. Da Zoe riparto lentamente come se le mie gambe stentassero a proseguire. Mi fanno male le anche. Steve e Sean si ritireranno qui per lo stesso dolore pulsante.
Ausilia e' una decina di metri davanti a me. Divento silenzioso fino a che i miei legamenti non entrano in temperatura e dopo mezz'ora riesco a sorridere con ogni parte del mio corpo..Sono forte della scelta di non aver preso alcun antiinfiammatorio.180km a piedi spingendo una bici possono portare a situazioni nuove da gestire. Capire e capirsi. Superato il dolore supero nuovamente il ricordo dell' edizione 2010 che mi vedeva ripartire per la prima volta da qui con Alessandro Dalio esperto e grande amante del grande nord. Ricordo che nevicava la pista era pedalabile nonostante la salita e un esuberanza condita con una sana paura tipica del giovane alla prima esperienza fece si che mi ritrovai da solo davanti di un paio di km. Stava capitando gia' da diversi km i silenzi pero' riempivano il nostro progredire. Poi il vento sferzante delle montagne la neve e la mia prima volta da solo fecero il resto. Andai avanti, con il richiamo dell'Alaska, con le mie paure, le mie emozioni. Il rammarico di non averlo salutato prima di prendere quel vantaggio viaggio legato pero' non ad un aspetto agonistico ma di necessita' e di voglia di vivere e sentire paure ed emozioni che un territorio cosi' mi stava donando mi fece arrivare al traguardo da solo in 4 giorni e 19 ore. Qualcosa mi attraeva. La vera avventura quella che sconvolge e che mi ha donato entusiasmo con un fare cosi' solitario e' nata proprio li. L'Alaska va condivisa ma prima scoperta in un modo personale e quasi egoistico. Nel modo piu' giusto. E per me è stato questo. Anche questo fattore mi e' servito per apprezzare ed imparare. Nessun torto solo il modo piu' vivo per incontrare se stessi. Le paure te le devi scolpire di dosso piano piano e nessuno lo potra' fare per te. Le proprie bastano. Questa e' l'alaska terra difficile ma schietta e diretta.
Nell'attraversare il lago di Finger che porta al CP3 intravediamo Lindsy canadese di 62 anni intento a spingere il suo enorme carico. Forse lo sa anche lui che la sua bici pesa troppo ma non lo vuole ammettere nemmeno a se stesso e forte di una carica che rivedo spesso anche in Ausilia lo salutiamo e gli promettiamo una birra fresca di li a poco.
Rituale dopo ogni stop. Mangiare sistemare il bagaglio riposare. Meravigliarsi.
Siamo sempre felici e fischiettanti ogni qualvolta raggiungiamo un traguardo ed entrare nel lodge e poter dormire quest'anno in una cabin riscaldata che profuma di legno e di sudore rispetto alla tenda sulla neve dell'anno passato ci dona un ulteriore sorriso.
Qui troviamo il nostro pacco con carne salmone secco biscotti cioccolato preparato prima della partenza e che l'organizzazione fa arrivare qui con un cesna la settimana prima.
Abbiamo voglia di partire l' Happy River che ci attende e che ci portera' a Puntilla conta di una cinquantina di km di pista che a dispetto del nome e' molto impegnativa sia per noi che quest'anno  faremo a piedi che per i musher che con mute di oltre 10 cani si trovano continuamente a guidare le slitte su erte salite e discese improvvise che necessitano di attenzione e un pizzico di fortuna. Lo scivolone per tutti e' garantito. Speriamo che questa pista in futuro rimanga e che non venga costruita la strada in programma se decideranno di aprire una miniera nei pressi di Puntilla.
La mancanza di strade di case di persone rende questi posti unici solo spazio silenzio e natura
A Puntilla il CP4, non ci si deve riposare troppo nella cabin. La temperatura è tropicale. Qui l'organizzazione ci fa trovare dentro un pentolone riscaldato da una vecchia stufa delle scatolette di carne verdura e ravioli. Una bontà a buon mercato. Partiamo all' 1.30, la tratta fino a Rohn sara' lunga e la salita al Rainy Pass e' impegnativa lunga e battuta da vento che riduce la visibilita'. Il rischio di perdere la traccia se la stanchezza dovesse prevalere e' alto. Partiamo e dopo poco anche Lindsay segue le nostre tracce. Davanti a me solo i marker catarifrangenti posti nel fusto di qualche abete e ogni mezz'ora circa dei tripodi che segnano da centinaia d'anni la via migliore per l'ascesa. Confesso che l'agitazione e' sempre molta. Sia l'anno scorso che quest'anno mi trovo ad aprire la via mentre nel 2010 eravamo in 5 e ci alternavamo per battere traccia su neve alta.Poche tracce dei runners e bikers passati poche ore prima di noi e limate dal vento. L'agitazione ben presto lascia il posto al voler raggiungere il passo il prima possibile. Il tempo sembra migliorare ma il vento e' nostro compagno. Aiuto il canadese piu' volte a spingere il pesante mezzo calzando balaclava e maschera da sci non accorgendomi che nel viso di Lindsay il vento lo stava mordendo.
Il vento leviga da sempre le pareti impervie del passo. Spazi enormi tanto diversi dalle mie Dolomiti. Una foto un bacio ad Ausilia che non sta nella pelle per aver vinto anche questa volta il passo. Ma la discesa noi lo sappiamo e' dura quanto la salita la gola Delzell puo' presentare slavine e overflow. Giungiamo quando l'ultima luce si nasconde gia' dietro la montagna sul Tatina river che ci portera' nel punto piu' freddo di Ronh CP5. Che soddisfazione. Un abbraccio a meno 25 ricordando la nostra amica Franca che ci scorta sempre!!
Lindsay arrivera' molte ore dopo prima di ritirarsi con il naso e gli zigomi pesantemente provati dal pesanti del freddo
"sensazione di sollievo, di benessere, il desiderio unico e urgente di vivere, insidiosa euforia, dolce pazzia" Jorge Amado
Pensieri che mutano e che dal sollievo si trasformano ancora in massima allerta.
Nel 2010 non ascoltando i consigli del checker partii da solo quand'era ancora buio e superai la zona del Kuskowim River con arrogante paura e desiderio di andare verso l'oltre. Quest'anno invece quando il buio dominava ancora sul ghiaccio che calpestavamo e che gridava sotto di noi ad un certo punto del trail ci si presento' un tratto di alcuni metri dove lo scorrere dell'acqua si sentiva e si vedeva. La parte superiore ghiaccia all'istante ma la forza dell'acqua lo rompe e crea strati di ghiaccio senza consistenza. La temperatura e' sempre attorno ai meno trenta e prima di attraversarlo per continuare a seguire la traccia che vedo al di la del corso di ghiaccio mi guardo attorno semino tracce ovunque ma quello e' il punto in mezzo al lago da attraversare non c'e' alternativa. Recupero un bastone che mi aiutera' nella perlustrazione lo attraverso una prima volta senza bici per accertarmi della presenza del trail. Affondo al limite del ginocchio ritorno una prima volta a prendere la mia bici e una seconda per la bici di Ausi. I copriscarpe neos si dimostrano la scelta ideale. Un primo sospiro di sollievo.
Scopro pochi metri piu' in la un secondo punto da attaversare, mi preoccupo un po mi guardo attorno e da lontano vedo arrivare una luce. Decido con Ausilia di aspettare dev'essere senz'altro Billy veterano della grande corsa. E' lui. Lo aspettiamo ma nel primo guado gli si sfila una ghetta che doveva proteggerlo dall'acqua e mentre lo aiutiamo con la bici al di qua del passaggio scrolla la testa. Questo inconveniente lo costringera' ad un principio di congelamento alle dita del piede. Nel secondo   affondiamo nuovamente fino al ginocchio ma per lo meno vediamo la sponda del fiume. Lui arriverà a McGrath con una forza o incoscenza non comune. I lamenti del congelamento una volta arrivato mi rimarranno come monito.
Ora solo un bosco incendiato una cascata ghiacciata da superare numerosi laghi ghiacciati da attraversare quasi sempre spingendo poiche' anche qui le precipitazioni sono arrivate abbondanti il programma della prima meta' giornata.
Per ultimo le Farewell Hills, le dolci colline dell'addio come le chiama il mio  amico e forte runners Roberto Gazzoli.
E' la tappa piu' lunga e dopo 50miglia avremmo la possibilita' di fermarci nella Bear Cabin dove poter accendere un fuoco. Ausilia vuole continuare e completare le ultime 40miglia ma ancora una volta la stanchezza e il freddo hanno il sopravvento. Questo ci rallentera' e ci fara' arrivare un giorno dopo nel primo paese dalla partenza. Nikolai sulla riva del Kuskokwin. Ci sentiamo abbracciati e fortunati quando riusciamo a vedere l'aurora boreale, ma quest'anno è più forte il desiderio di uscire dalla morsa della fatica e il CP6 ci aspetta.
Numerosi passi verso una fatica inverosimile. E anche quest'anno la poca lucidita' mi ha fatto girare per una quindicina di minuti per il minuscolo paese dalle case tutte uguali mentre il buio e il vento non facilitavano la ricerca di quell'unica casa con un piccolo striscione bianco e rosso Iditarod Trail Invitational.
A casa Petrusca gli spaghetti scotti e la televisione accesa non mancano mai. Sono cosi' provato che non riesco nemmeno a dormire. Ausilia e' felice di sapere tramite internet che il suo adorato gatto e' ancora vivo. Alla fine le cose che ci danno forza sono le piu' semplici e quelle che ci stanno vicine quotidianamente. Carburante per la nostra forza di volonta'.
Ultima tappa solo 50 miglia ma senza gps perso prima di Puntilla e sotto una fortissima nevicata che ha   ricoperto il trail diventato un tutt'uno con il letto del fiume non e' stato facile.
Nell'edizione 2010 impiegai poco piu' di 5 ore l'anno passato una decina mentre quest'anno impiegheremo piu' di un giorno.
Un giaciglio sotto un albero dopo aver spostato un pò di neve è da considerare un posto sicuro? Per me stravolto dalla stanchezza si e credo per chiunque. Ausilia questa volta non riesce a dormire si agita nel sacco a pelo pensa al calore della casa di Peter e Tracy. Ma per un fisico provato anche poche ore bastano ed e' cosi' che ripartiamo. Quest'anno non vedremo la lince che riposa a pochi metri sopra l'argine del Kuskokwin. E nemmeno sentiremo  il vento che ci spinge verso il traguardo.
Non importa, i nostri ricordi piu' belli non ci hanno mai abbandonato e anzi aumentano quando giungiamo sulla strada ghiacciata che porta a McGrath. Pochi kilometri e saremo ancora una volta parte del nostro grande viaggio.

Le condizioni sono state mutevoli come la vita che vogliamo. Ho imparato a non aspettare, a decidere e a godere di quello che si riesce a conquistare. Che sia un traguardo che sia un insegnamento o un assurda manifestazione del benessere non lo so. Ma voglio provare a farlo anche nel quotidiano dove forse e' ancor piu' difficile.
Prendere o lasciare vivendo e imparando
Grazie Ausilia
Sebastiano

2013 Iditarod Trail Invitational 
Yetna River 2010 
 layer of ice overflow 2010
Verso il Rainy Pass 2010
verso Flathorn lake 2011
Marker sul trail verso Puntilla 2011
Ausilia attack Rainy Pass 2011
scendendo verso Rohn 2011
ultimi laghi prima delle Farewell Burn 2011
McGrath 2011
Susitna River 2012
alba su Yetna River 2012
le Shell Hill sullo sfondo 2012
Happy River 2012
in prossimità del Rainy Pass 2012

Farewell Hills 2012

verso McGrath 2012
McGrath 2012




2 commenti:

manuel72 ha detto...

Complimenti e ammirazione, bravò Seba!

graziano ha detto...

Sono sempre felice quando vi vedo e quando ci scambiamo le ns esperienze ovviamente le vs sono un po ...più impegnative ma conoscendovi so che siete delle persone vere e umili, perciò vi faccio i miei più sentiti auguri di poter fare sempre tutto quello che più vi piace e naturalmente anche gli Auguri di Buon Natale e buone feste!! con sincera amicizia
Graziano